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La coltura del Melo

Negli ultimi anni numerose sono state le ricerche finalizzate alla conoscenza del patrimonio vegetale autoctono della Valtiberina, in quanto ci si è resi conto che troppo velocemente e con troppa disinvoltura è stata abbandonata la coltivazione di frutti che forse andrebbero meglio conosciuti e che potrebbero continuare ad essere utili.
I frutti dimenticati

La coltivazione del melo ha rivestito una notevole importanza nell’economia rurale montana ed è stata fonte di sostentamento per l’uomo, che le usava anche per squisite marmellate, e per gli animali.
Il territorio di Sestino, fino al grande spopolamento rurale degli anni ’60 e ’70, era ricco di una notevole varietà di meli che producevano fragranti frutti dai nomi che evocavano il loro sapore e colore: mela olio, panaia, righetta, mela rosa, ecc..

Purtroppo, oggi, questo patrimonio vegetale sta scomparendo per sempre a causa di una moderna agricoltura industrializzata e di una economia globalizzata che rischiano di cancellare l’identità dei luoghi, i saperi della civiltà contadina e quella biodiversità ambientale ritenuta fondamentale per la continuazione della vita sul nostro pianeta.


Il frutteto della povera gente

Le mele, assieme a tanti altri frutti naturali, sono state per secoli abbondanti alimenti per sfamare intere popolazioni di montagna.
Esse venivano conservate per mesi nella paglia e oltre ad essere utilizzate come prodotto fresco venivano impiegate per fare marmellate, dolci, per cucinare secondi piatti, per fare insalate; mentre dal suo succo, fatto fermentare, si ricavava il sidro, una bevanda alcolica.


Alcune curiosità

Il melo è una specie da frutto utilizzata dall’uomo fino dagli albori della civiltà; ritrovamenti archeologici risalenti al Neolitico antico (circa 8.000 anni A.C.) documentano l’utilizzazione delle mele.

Durante la sua plurimillenaria storia la mela ha avuto importanza non solo come frutto consumato fresco, ma anche per una serie di valori simbolici e culturali.

La mela nel mondo cristiano è stata considerata simbolo del peccato originale. La mela d’oro compare nel mito di Paride, che ebbe l’incarico di giudicare quale delle tre bellissime dee, Era, Atena e Afrodite fosse la più bella.

Nella mitologia greca essa era simbolo della bellezza femminile, dell’amore e della sensualità.

Presso i Romani la mela, con la sua rotondità, simboleggiava il mondo e quindi la sovranità su di esso, per cui spesso gli imperatori venivano raffigurati con una mela d’oro in mano.

Le mele sono state considerate anche come simbolo della salute, infatti un mito germanico racconta che la dea Idun possedeva mele che non facevano invecchiare.

I Celti consideravano il melo un albero cosmico il quale sosteneva la volta celeste, impedendole di precipitare sulla terra, schiacciando l’umanità.

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